[PLUTO-soci] Copyriotcafe /

Manuele Rampazzo manu a linux.it
Lun 9 Maggio 2005 23:56:15 CEST


Ciao,

John Rebeld wrote:
> Abbiamo cercato di entrare comunicazione con Pluto e
> la Faber,

Confermo, per quel che riguarda il Faber. A suo tempo demmo anche la
nostra disponibilità a venire a farci uno spritz da loro, in modo da
dialogare in modo informale e cercare di spiegar loro dei concetti che
evidentemente non avevano ben chiari...

Ovviamente il tutto compatibilmente col tempo a disposizione che, come
per tutte le persone che hanno molte attività nella propria vita, non è
granché sufficiente: infatti ancora non siamo andati, perché il tempo a
disposizione per le nostre vite è sempre troppo poco.

> Sinceramente non abbiamo ricevuto eccessiva
> disponibilita', soprattutto nel tessuto informatico
> padovano....ma non siamo integralisti e la comunita'
> che stiamo costruendo, concedetemi il termine, vuole
> essere *open source*, attraversabile e che attraversa,
> contaminata e contaminante.

Quello che John Rebeld deve capire è che è sbagliata innanzitutto la
modalità di approccio che han tenuto con l'ultimo comunicato: non
potevano cercare parole, termini *peggiori* per cercare un incontro, un
dialogo con il "tessuto informatico padovano"!

Sicuramente ci sono persone, nel "tessuto informatico padovano", che
simpatizzano o se non altro condividono un certo numero di questioni
affrontate dal Copyriot, che si dispiacciono per i costi eccessivi dei
libri piuttosto che dei CD, ecc.... probabilmente, oserei dire, c'è
gente addirittura più /estremista/ di loro nel citato "tessuto"! Ma
comunicati come il loro possono, nel migliore dei casi, far dire ad un
informatico evoluto padovano: «ma questi capiscono quello che scrivono?»

E non si tratta di parlare in informatichese! Per carità! Si tratta,
molto banalmente... di non fare confusione.

Ecco! Forse il principale problema di John Rebeld e gli altri del
Copyriot è di non capire che nel momento di parlare con degli
informatici - degli attivisti informatici - devono innanzitutto fare in
modo di non fare dei grandi, colossali "mischiotti"? Siamo gente
precisa, noi, forse è una conseguenza del lavoro che facciamo, chi lo
sa, ma di sicuro tolleriamo poco le imprecisioni, specialmente se in
qualche modo ci coinvolgono.

E poi io credo che, una volta tanto, John Rebeld e compagni dovrebbero
fare lo sforzo di abbandonare un certo modello di retorica, di "stile"
nei comunicati che forse poteva (o può andar bene) in altri contesti, ma
che non è che sia così idoneo a parlare con noi informatici attivisti
del Software Libero, anzi, s'è visto...

Tralasciando naturalmente il fatto che mi sembra *come minimo* un segno
di rispetto quello di imparare a parlare nel modo corretto del Free
Software, cioè di quella Rivoluzione - rivoluzione informatica, ma in
fin dei conti anche economica/sociale/culturale - *libera*, tranquilla e
"rispettabile" anche per chi lavora in giacca&cravatta, eppure così
radicale nella sua alterazione del "sistema" e con la più clamorosa e
penetrante influenza globale tra quelle avvenute nella storia
recentissima...

Oserei dire, una Rivoluzione di ben maggiore successo rispetto a quanto
fatto dai vari proclamatori che cantano sempre la solita musica con
sempre le solite note.

Ciao,
Manuele

-- 
"È ricercando l'impossibile che l'uomo ha sempre realizzato il
possibile. Coloro che si sono saggiamente limitati a ciò che appariva
loro come possibile, non hanno mai avanzato di un solo passo."
Michail Bakunin (1814 - 1876)



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