[PLUTO-ildp] Prima parte di traduzione

Vitantonio Messa vitantonio.messa a gmail.com
Ven 13 Lug 2007 15:25:52 CEST


Grazie a tutti per i consigli, sono stati davvero utili.
qui sotto c'è la mia traduzione rivista.

Vito

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Progettare applicazioni ad alta qualità integrate in Linux

1. Introduzione
Linux sta diventando sempre più popolare e molti produttori di software 
stanno rendendo disponibili su Linux i loro prodotti che girano già su 
altre piattaforme. Questo documento (articolo) cerca  di chiarire alcuni 
problemi e dare consigli su come creare applicazioni Linux altamente 
integrate nel Sistema Operativo, sicure e facili da usare.
Gli esempi funzionano su Red Hat Linux e dovrebbero essere compatibili 
con altre distribuzioni basate su Red Hat (Conectiva, Turbolinux, 
Caldera, PLD, Mandrake, etc).

2. Semplicità d'uso: successo garantito
La semplicità d'uso è un concetto erroneamente associato a quello di una 
buona interfaccia grafica (GUI). In effetti, è molto di più. In sistemi 
come Linux (che ha caratteristiche più simili ai server), l'utente può 
valutare quanto un software sia facile da usare principalmente durante 
la fase di installazione e in quella di configurazione iniziale. 
L'utente può anche  dimenticare quanto sia stato facile installare ed 
usare un certo prodotto, ma non dimenticherà certamente un software con 
un processo di configurazione ed installazione complicati. Migrazioni o 
nuove installazioni saranno sempre un incubo, invogliando l'utente ad 
evitarle.

2.1. Adottare il paradigma Installa-e-Usa
Immaginatevi di dover installare un costoso prodotto che la vostra 
azienda ha acquistato da ACME, ed e di accorgervi che bisogna:
   1. Avere un manuale che spieghi il processo di installazione passo 
per passo. E` noto che il manuale è l'ultima cosa che l'utente legge
   2. Leggere alcuni file README
   3. Decomprimere grandi file su disco rigido (dopo averli scaricati 
dalla rete o da un CD), per creare l'ambiente di installazione
   4. Leggere altri file README che si trovano nell'ambiente di 
installazione
   5. Comprendere che l'installazione richiede di eseguire in un modo 
specifico alcuni script forniti (lo scomodo ./install.sh)
   6. Rispondere con difficoltà ad alcune domande che lo script pone, 
come la cartella d'installazione, l'utente da utilizzare durante 
l'installazione, etc. A peggiorare la situazione, questo può spesso 
accadere in un terminale con il tasto backspace malconfigurato
   7. Dopo l'installazione, configurare alcune variabili d'ambiente nel 
profilo utente, come $PATH, $LIBPATH, $ACMEPROGRAM_DATA_DIR, 
$ACMEPROGRAM_BIN_DIR, etc.
   8. Modificare file del SO per includere la presenza del nuovo 
software (ad es. /etc/inetd.conf, /etc/inittab)
   9. E peggio ancora: dover cambiare permessi di sicurezza a cartelle e 
file del SO per far funzionare correttamente il software

Suona familiare? Chi non si è mai imbattuto in questa spiacevole 
situazione, che induce l'utente a fare errori? Se il processo di
installazione del prodotto ricalca il percorso 
Decomprimi-Copia-Configura-ConfiguraAncora-Usa, come questo esempio, ci 
saranno problemi, e l'utente non ne sarà affatto contento.
All'utente piace l'idea che il prodotto si integri bene con il Sistema 
Operativo. Non si dovrebbe chiedere al SO di adattarsi al prodotto
(cambiando variabili d'ambiente, etc). Il prodotto deve essere 
Installa-e-Usa.
La meta dell'Installa-e-Usa è facilmente raggiungibile con una ricetta 
composta da 3 ingredienti:
   1. Comprensione le quattro componenti universali di ogni software
   2. Comprensione come sono legate alla gerarchia delle cartelle di Linux
   3. Uso estensivo di un sistema di impacchettamento, per 
l'automazione  del processo e per usare a proprio vantaggio i primi due 
punti. nel nostro caso di tratta di RPM.
Segue una descrizione di cosa sono questi ingredienti e di come 
implementarli.
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Giulio Daprelà wrote:
> On 7/12/07, Vitantonio Messa <vitantonio.messa a gmail.com> wrote:
>>    6. Rispondere scomodamente ad alcune domande che lo script pone, come
>> la cartella d'installazione, l'utente che utilizzerà il software, etc.
>> Per peggiorare il tutto, questo accade spesso in un terminale con il
>> tasto cancella malconfigurato
>
> Il testo originale cita il tasto backspace, che è diverso dal tasto
> cancella (il lettore potrebbe pensare che sia il tasto "canc").
> Suggerisco di mantenere il termine backspace, che è intraducibile. Non
> dobbiamo tradurre tutto a tutti i costi.
>
>> La gloria dell'Installa-e-Usa è facilmente ottenuta con una ricetta a 3
>> ingredienti:
>>    1. Capire le quattro componenti universali di ogni software
>>    2. Capire come sono legate alla gerarchia delle cartelle di Linux
>>    3. Usare fortemente un sistema di impacchettamento, per l'automazione
>> del processo e per usare a proprio vantaggio i primi due punti. In
>> questa guida sarà RPM.
>> Segue una descrizione di cosa sono questi ingredienti e di come
>> implementarli.
>
> Io nei 3 punti non avrei usato l'infinito:
>
> 1.Comprensione delle quattro componenti universali di ogni software
> 2.Comprensione di come sono legate alla gerarchia delle cartelle di Linux
> 3.Uso estensivo di un sistema di impacchettamento...
>
> Ammetto che è più che altro una questione di gusti, a me suona meglio
> così, ma non si tratta di un errore. Ha ragione Marco Curreli, invece,
> a suggerire i termini alternativi per il punto 3. "Usare fortemente"
> non va proprio bene.
>



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