[PLUTO-ildp] utility

Hugh Hartmann hhartmann a fastwebnet.it
Sab 2 Feb 2008 20:00:31 CET


Ciao Giulio, a volte ci si sente ...
credo che ora sia possibile estendere i mei saluti "stentorei" anche 
a tutti i partecipanti alla lista, dato che c'è qualcuno a cui 
arrivano ... :-))

On Sat, Feb 02, 2008 at 06:48:44PM +0100, Giulio Daprelà wrote:
> 2008/2/2 Marco Curreli <marcocurreli a tiscali.it>:
> > Un saluto a tutta la lista,

E un saluto con "fervore" anche a Marco che ci ha deliziato con la sua 
"vena" poetica ... ecco questo si che è .. comunicare! ... :-))
Complimenti! ... :-))
  
> >  nel lfh, al paragrafo "/bin" vengono elencati i comandi presenti in
> > questa directory, con una breve descrizione, del tipo:
> >
> > utility to ...
> > utility to ...
> >
> > oppure:
> >
> > the ... utility
> > the ... utility
> >
> > io ho tradotto utility con "programma di utilità"; normalmente viene
> > tradotto così oppure lasciato invariato, a volte con "utilità"; però
> > "programma di utilità", ripetuto su dieci righe di seguito mi sembra un
> > po' pesante, per cui stavo pensando di tradurlo con "programma", anche
> > perchè si sta parlando di comandi, e quindi dovrebbe essere chiaro che
> > si tratti di programmi di utilità.
> 
> Hai ragione, ripetere continuamente "programma di utilità" rende il
> documento logorroico a mio parere.

Che dire,... sono d'accordo anch'io, anche se vorrei fare notare la 
distinzione fra programma applicativo e programma di utilità, ma, 
capisco che, a volte, non sia molto facile essere esaustivi e non essere 
pedanti ...  molto dipende a chi è rivolto detto testo. 

Sono convinto che, al dilà della fedeltà nella traduzione, ciò che è 
necessario, è la massima chiarezza di certi concetti con il minimo dispendio 
di parole. Più facile a dirsi che a .. farsi .. :-)
 
> > Il documento è tuttora in fase di traduzione, e con Hugh abbiamo optato
> > per una revisione per parti, però sto iniziando ad avere qualche dubbio
> > sulla validità di questa scelta. La revisione dell'intero documento
> > permette al traduttore di rileggere le prime parti tradotte dopo un
> > congruo periodo di tempo, e si sa che a mente fredda si notano più cose;
> > a volte infatti una rilettura dopo una settimana è più efficace che
> > rileggere il documento dieci volte di seguito. Inoltre man mano che si
> > va avanti si acquisisce più familiarità con lo stile dell'autore.

In ogni caso è per questo che c'è un revisore, perchè quattro occhi 
(forse otto dati gli occhiali ... :-) sono meglio di due anche se, forse 
io sono più miope di te .. data la vecchiaia incipiente! .. :-))

Per me va bene ogni tua scelta, anche se, è preferibile per il 
sottoscritto revisionare un file alla volta e non molti nello stesso 
momento. Se ritieni di dover rileggere più volte il testo, nulla in 
contrario, anzi, solo che, data la mole di lavoro arretrato non potrei 
occuparmi di più file alla volta ...lo sai che sono più vecchio di te! 
.... :-))
 
> Sono perfettamente d'accordo con te, personalmente ho sempre
> consigliato ai traduttori di rileggere i loro lavori dopo una
> settimana di pausa. Però non sono sicuro di avere capito una cosa: tu
> sei il traduttore e anche revisore del tuo lavoro? Se fosse così lo
> sconsiglio fortemente, va bene rileggere la traduzione dopo un po' di
> tempo per sistemare le magagne più grosse, ma la revisione dovrebbe
> essere sempre fatta da un terzo.

No problem Giulio, la revisione spetta a moi!, ho già revisionato i 
primi due file e ho quasi finito il terzo ... :-)

Ma se Marco ritiene che il testo si possa "smussare" ulteriormente, 
meglio!, facilita così il lavoro del revisore .. :-)

Mi rendo anche conto che il compito di un revisore non è dei più felici 
e, alcune osservazioni (spero non tutte... :-)) possono non essere 
gradite al traduttore.

Se mi è permesso vorrei approfittare di questa occasione per fare alcune 
considerazioni su il lavoro in equipe (traduttore/revisore). 

Sia la mentalità fortemente individualista del popolo itaGliano, sia 
la società odiena fortemente competitiva, non favoriscono un sano ed 
istruttivo rapporto di collaborazione e quindi c'è sempre della diffidenza 
di fondo nel collaborare a qualsiasi titolo e situazione. Ecco allora che 
è necessario "fare esperienza" anche in questo frangente. Capisco anche 
che si lavora con estranei "conosciuti" attraverso le e-mail, cosa che 
aumenta senz'altro la diffidenza verso l'altrui lavoro. Ecco che, in 
tale ottica, sia abbastanza importante, secondo me, la comunicazione, al 
fine di creare un ambiente consono e che favorisce il lavoro in equipe 
... :-)
 
 
-- 
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